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settembre, 2010
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FORUM: IL DIALETTO NELL'ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE |
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IL DIALETTO NELL'ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE
Riscoprire il dialetto, elemento dell'identità culturale Lodigiana Leggi alcuni articoli legati a questo argomento pubblicati su "il Cittadino"
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ADORNO MARAZZINA
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16/01/2010 |
il dialetto GLOCALE
El dialet le una bela roba ma ricordo da piccolo le difficoltà incontrate a scuola per capire e parlare in italiano.Ricordo l'incontro in colonia con i bambini di città che ci schernivano perchè non sapevamo dire.Se il diletto è bello quanto immediato nel permetterci di comunicare meglio il sentimento di ciò che si vuol dire non da meno capire quel che altri hanno è importante per non limitarci in quel che siamo e possiamo diventare. Tutti i dialetti racchiudono valori che si possono mettere in comune:un linguaggio esclusivo non è la radice della nostrà identità che resta comune e ci accomuna tutti.Altrimenti si rischia una falsa identità.Ci si rinchiude e ci si lamenta di quanto sia brutto e pericoloso avventurarsi per le strade del mondo, della conoscenza, del bello, dell'arte altrui.Essere consapevoli del destino comune ci può aiutare a uscire dalla paura.Il dialetto è solo un modo per capire da vicino quel che conta nel dire e fare il bene o il male.
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anna m. biancardi
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19/05/2007 |
dialetto e globalizzazione
nel porre vicino due parole ,dialetto e globalizzazione ,e come cercare di avvicinare due poli magnetici con la stessa carica.
ma e' anche vero che, nel mio caso, mi trovo a parlare di globalizzazione in dialetto ,se lo faccio con i miei compaesanei.
o meglio con dei santangiolini visto che il nostro dialetto è molto particolare.
io penso che il dialetto sia una parte della nostra storia ,va studiato,per cogliere tutta la sua saggezza ,perche' tante volte una parola puo' esprimere addirittura un concetto,
va preservato cioe'usato parlato anche scritto
,apprezzo il cittadino che ,anche se solo in lodigiano pubblica in articoli.
ho avuto la fortuna di poter "recitare"nel mio dialetto con la compagnia dialettale di Achille Mascheroni ,noto santangiolino,scoprendo cosi' molte cose molto interessanti ,sul dialetto .
per me il dialetto è storia,tradizione,attraversera' questa era ,la globalizzazione ,come gia' ne ha attraversate altre, finche' qualcuno parlera' in dialetto ,
la lingua vive. basta usarlo ,globalizzati o no.
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mauro tresoldi - turano lodigiano
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31/10/2006 |
dialetto....
sono convintissimo dell'utilità e ormai della necessità di dedicare all'interno della scuola dell'obbligo progetti mirati che tengano conto ed affrontino le origine della zona e il relativo dialetto. sono convinto che il dialetto, così come la religione stessa, sia sicuramente parte della storia e delle vicende della totalità del nostro territorio. non capisco il motivo per cui non insegnare il dialetto. le nostre radici, del resto, affondano in tempi dove la lingua era formata da una moltitudine di dialetti. E poi non mi riesco a capacitare del fatto che in alcuni paesi sia del sud che del nord italia, il dialetto è ancora molto sentito e parlato. non centra la globalizzazione o quantaltro. si tratta di un problema più profondo: non rinnegare ma riconoscere,apprezzare e mantenere vive le nostre radici culturali.
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alfredo ferrari
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31/10/2005 |
assessore comunale cultura
il 27/10/2005 in comune abbiamo presentato a Castiglione D'Adda la bellissima opera del Prof. Tranquillo Salvatori "la Divina Commedia" riscritta e reinterpretata in dialetto lodigiano, che è si una vera lingua e un misto di "esperanto" che si è sviluppato in oltre due secoli. Questo libro sono sicuro diventerà un pezzo fortissimo di cultura dialettale perchè con maestria sono state descritte scene apocalittiche coi nostri termini ormai sconosciuti a molti ma densi di significato sia letterale che sociale, se si pensa che erano quasi degli analfabeti i nostri avi, ma avevano una saggezza ed una inventiva enorme. Consiglio a tutti di vedere e eventualmente acquisire questa opera. E' aoounto quello che manca per trasmettere nel futuro queste emozioni e tenere le nostre radici vive: molti ancora parlano in dialetto ma se nessuno kascia testimonianze scritte è molto difficile proseguire nel prossimo futuro il programma di conservazione ed aggiornamento di questa lingua. Spero che molti universitari, giovani ed appassionati, tramite il vostro decennale impegno sulle vostre testate lodigiane, sappiano cogliere l'occasione di progredire ed impegnarsi in questa tematica di alto livello. Noi, nel nostro comune ci stiamo dando da fare coi nostri limiti per i mezzi che abbiamo.
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pierluigi
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20/11/2001 |
dialetto
L'anno scorso in dieci ore di lezione ho introdotto in due classi, 1° e 2° elementare, la lettura di una "cossa" naturalmente in dialetto.
Faceva parte di un progetto didattico preciso, volto a valutare l'impatto che la nostra lingua madre avrebbe avuto su bambini eterogenei, di cui parecchi provenienti dal Meridione ed alcuni da Paesi extra comunitari.
Mimando opportunamente alcuni passaggi e vocaboli, e previa presentazione in italiano non tanto della storia quanto della società dell'epoca ( la cossa era ambientata nell'età dei nonni...), ho constatato che il 70% dei piccoli conosceva non più di una dozzina di vocabili dialettali,.
La cossa ha avuto un certo successo, perché ha alimentato un lavoro di approfondimento su: vestiti ( l'oggetto del raggiro era un tabar), tempo atmosferico,usanze, cibo ( si accenneva a un nimal...). Ciò che ha incuriosito sono stati i modi di dire.
Alla fine, una semplice drammatizzazione di alcuni episodi e passaggi ha creato una grande allegria generale.
Ancora a distanza di mesi, qualche bambino mi apostrofa usando vocaboli e frasi ascoltate durante quelle "lezioni".
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Mariella
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14/11/2001 |
Il dialetto nell'era della globalizzazione
Tutti dicono che il futuro è nelle radici, giustissimo e nelle mie radici c'è il "dialet".
Parlo abitualmente il dialetto sia in casa che fuori e penso che sarebbe veramente bello se nelle famiglie si insegnasse a parlarlo anche ai bambini, e non mi vengano a dire che chi parla il dialetto poi non sà parlare l'italiano; conosco personalmente bimbi compresi tra i 6 ed i 10 anni che pur parlando il dialetto non incontrano difficoltà, nella lingua italiana, a scuola.
Sarebbe inoltre interessante che anche nelle scuole si potesse insegnare il dialetto ed a questo proposito nel lodigiano abbiamo parecchie persone in grado di farlo, basterebbe un pò di buona volontà, specialmente da parte del corpo insegnante.
Mi auguro che il nostro dialetto in tutte le sue sfumature e cadenze continuii ad interessare la nostra gente,leggere pezzi o poesie in dialetto di Cecù o Pettinari e di altri è comunque sempre un'emozione.
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carlo
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11/11/2001 |
Dialetto
Con il dialetto non c'è globalizzazione che
tenga,è fondamentale per mantenere vive le
nostre tradizioni e la nostra cultura ; consente di salvaguardare la nostra lodigianità
messa sempre più in discussione da tante persone straniere che nulla hanno in comune
con il nostro territorio ( un conto è venire
a lavorare un'altro è inserirsi in un'altra
società completamente diversa) .
Riscopriamo le nostre origini, perchè quando
ritorno a Lodi mi piace ritrovare ancora le
emozioni e quegli angoli tipici così pieni
di storia e ricordi e non trovare abberrazioni
varie in nome di diritti e servilismi del
momento(se voglio vedere una moschea andrò
dove queste fanno parte della cultura e del
territorio di quel paese, non di certo di Lodi.
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Il Cittadino
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08/11/2001 |
Presentazione del forum
Dopo la pubblicazione, su Il Cittadino, dell'articolo "Quator paròl sul nost dialèt", di Aldo Milanesi, vi invitiamo a partecipare, su questo forum, al dibattito sull'attualità del dialetto e delle tradizioni del territorio Lodigiano.
Il Corriere della Sera ha già definito, l'iniziativa de Il Cittadino, "una sfida intrigante nell'era della globalizzazione".
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Abbiamo parlato di...
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