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APPUNTAMENTI
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settembre, 2010
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FORUM: Dove costruire le industrie? |
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Dove costruire le industrie?
Dove costruire le industrie? Nei campi oppure nei capannoni abbandonati? Il forum de "il Cittadino" con i sindaci di Casalpusterlengo, Somaglia, Bertonico e Turano. Puoi partecipare anche tu inviando domande e opinioni. Il dibattito sarà trasmesso in diretta da Radio Lodi e il resoconto sarà pubblicato su "il Cittadino" nell'edizione di giovedì 3 aprile.
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Pietro
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07/04/2003 |
Dove costruire le industrie?- Domanda per gli organizzatori
Gentili Signori,
ho perso l'edizione del 3/4 de "il Cittadino" e non ho trovato il resoconto del forum in oggetto sul sito internet.
Potete gentilmente comunicarmi come posso recuperare tale resoconto?
Cordiali Saluti
Pietro
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Gentile Pietro, rispondendo alla sua richiesta cogliamo l'occasione per segnalare che i resoconti del forum sono stati pubblicati sul nostro portale, è possibile accedervi tramite questi link:
DOVE COSTRUIRE LE INDUSTRIE? IL RESOCONTO DEL FORUM DE "IL CITTADINO" >>
DOVE COSTRUIRE LE INDUSTRIE? IL RESOCONTO DEL FORUM DE "IL CITTADINO" (2) >>
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Alberto
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02/04/2003 |
L'unico modo.....
... che hanno i comuni per garantire i servizi di cui la cittadinanza ha bisogno in questi tempi di "vacche magre", cioè la manutenzione e l'adeguamento della rete viaria, fognaria e della disastrata edilizia scolastica, e poi l'ammodernamento delle strutture è "DISPENSARE LICENZE EDILIZIE E CREARE INSEDIAMENTI INDUSTRIALI, COMMERCIALI, ARTIGIANALI" per incassare oneri di urbanizzazione, ici, tasse varie che pagano negozi e industrie. E queste cose SERVONO ad anziani, bambini, disabili...
Ma vi piace scorazzare in bicicletta con l'acchiappafarfalle o vorreste che siano sempre e solo gli allevatori a star bene e far soldi?
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Ivan Cattaneo
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02/04/2003 |
Territorio, soldi, vita, soldi, profitto, soldi
Soldi, soldi, soldi, soldi, soldi.........Ma il valore della vita sta solo nel profitto e nei soldi? La QUALITA' DELLA VITA sta lì? L'uomo mangia asfalto e cemento? Beve petrolio? Deve assolutamente produrre in continuazione per poi consumare e quindi riprodurre cose inutili? Il lavoro è importante...ma non è forse altrettanto importante una più equa redistribuzione delle risorse e delle ricchezze? Non è vero che in tal caso si lavorerebbe meno e tutti? Nessuno mette mai in discussione il fatto che la terra non sia proprietà delle Società Economiche, delle Amministrazioni, dello Stato ma del genere umano, anzi, neppure sua; gli è stata data in prestito per poterci vivere e, come ogni cosa avuta in prestito, dovrebbe essere riconsegnata allo stato iniziale. La vostra casa la riempireste di immondizie? Riempireste la vostra vasca da bagno con l'acqua del Lambro? Terreste la vostra macchina accesa in cucina? Il territorio nel quale viviamo è come una grossa casa che prima o poi scoppierà! Ed allora cosa faremo????
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Enrica
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01/04/2003 |
Oggi, su "Il Cittadino"
Da Il Cittadino di oggi, di Gesualdo Sovrano: "Desta un'enorme impressione vedere che da qualche anno l'agricoltura lodigiana viene divorata foglia a foglia come un carciofo per trasformarsi in case, capannoni e strade.
Che pena vedere antiche e gloriose cascine in stato di abbandono, con i tetti che si sbriciolano, già votate alla distruzione, pronte a essere ghermite dal grande buco nero di cemento e asfalto: fantomatiche aree industriali strapaesane, pacchiani supermarket, villaggi dormitorio! Ma i nomi che segnano i nuovi destini della terra padana sono fascinosi e accattivanti come uno spot pubblicitario: riqualificazione urbana e ambientale, potenziamento delle infrastrutture, investimenti per la sicurezza, campagne per la viabilità, recupero di borghi, e via discorrendo.
E anche i cantieri Tav fanno la loro parte nel diffondere un paesaggio di biblica desolazione, sconvolto dalle ruspe, martoriato per decine di chilometri da immensi cumuli di terra e macerie. Perché l'osservatore più sprovveduto non fatica a capire che a fine lavori lì non torneranno più prati e campi coltivati, ma cresceranno altre strade, altri capannoni.
Questo è o sta diventando il Lodigiano. Ma siamo ancora in tempo a fermare la corsa alla cementificazione del territorio. Possiamo, se lo vogliamo, evitare il modello diffuso di industrializzazione del nord-est, che si è trasformato in una micidiale trappola di cemento, che provoca una valanga di morti ammazzati dal traffico e dai veleni dell'aria.
C'è bisogno di regole urbanistiche più serie, di controlli più estesi. Ma soprattutto di una nuova coscienza, uomini nuovi, soluzioni coraggiose. Il problema centrale è di eliminare la rendita fondiaria, che rende economicamente vantaggiosa la trasformazione del suolo agricolo in edificabile e consente ad alcune categorie di operatori lauti e ingiustificati profitti. In secondo luogo bisogna potenziare le strutture aziendali con una più incisiva politica di riforma agraria.
Queste misure spunterebbero le armi della speculazione edilizia, che tanti danni sta arrecando all'ambiente e all'economia padana, segnando il declino di una civiltà e dell'intera classe politica e dirigenziale locale. Esse non sono di facile attuazione, ma rientrano nelle competenze primarie che detiene la Regione in agricoltura e urbanistica. Basterebbe occuparsi un po' più da vicino di questi impellenti problemi e un po' meno di bond internazionali, società infrastrutturali, società Serravalle e sedi consolari.
Chiudo consigliando il lettore volenteroso a leggere o rileggere una magnifica intervista rilasciata da Antonio Marinoni, presidente dei panificatori milanesi ("Il Cittadino", 8 marzo 2003), che fa prepotentemente riemergere dalla coscienza assopita dell'uomo moderno o post-moderno il profumo e la poesia del pane, l'amore incondizionato della terra, il rimpianto di una semplicità perduta. Il pane, che è il simbolo del lavoro dell'uomo, come afferma la liturgia cristiana, esprime l'indissolubile e primordiale legame tra l'uomo, la Terra nutrice e la Natura. "
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Enrico
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01/04/2003 |
E' un disastro, fermiamo la cementificazione
Dove sono i parlamentari eletti con i voti dei Lodigiani mentre i suoli agricoli vengono cannibalizzati a ritmo vertiginoso per realizzare centri logistici che nulla danno i cambio, centri commerciali che offrono qualche ora alla settimana di lavoro interinale, e per ospitare servizi metropolitani (cave, discariche, ecc.) dequalificati?
Prima di accettare di "vendere" le proprie risorse un territorio dovrebbe perlomeno valutare i costi rispetto ai benefici.
I costi sono sotto gli occhi di tutti: consumo di suolo, aumento del traffico pesante, aumento dell'inquinamento, sottrazione di spazio per attività più qualificate, posti di lavoro precari e dequalificati.
E i pro ? Qualcuno (tra chi firma senza problemi autorizzazioni e concessioni) è in grado di elencarne (almeno uno ?).
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Guido
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01/04/2003 |
Lasciateci il verde
Il continuo proliferare di industrie e logistiche stanno rendendo invivibile il sud Milano ed il Lodigiano.
La riduzione dei trasferimenti di fondi statali ai comuni, fà si che i comuni optino per una scelta "fai da te" per incamerare soldi attraverso l'ICI e altre tasse locali.
Per questo, i comuni, sono costretti a sacrificare sempre più eree verdi da destinare a logistiche ed industrie. Di questo passo, ogli singolo comune ridurrà sempre più il proprio polmone verde a discapito della qualità della vita. Sempre più cemento da lasciare in eredità ai nostri figli.
Da considerare anche che ogni insrdiamento indutriale/logistico comporta un incremento di traffico locale.
Ovviamente, fatte queste premesse è auspicabile l'utilizzo di aree dismesse da destinare a nuovi insediamenti produttivi.
Ma qui penso che subentrino altri fattori, quali i costi di insediamento che probabilmente sono molto minori nel caso di utilizzo di aree verdi rispetto ad aree dismesse, in quanto quest'ultume, spesso e volentieri hanno un costo maggiore e s volte necessitano di interventi di bonifica.
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Roberto Maddè
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01/04/2003 |
Direttore coldiretti milano e lodi
Buongiorno a tutti:per brevità sintetizzo le 2 domande che intendo rivolgere ai Sigg.ri
Sindaci:
1:i piani regolatori prevedono il recupero dell'edificato rurale,prima della realizzazione di altri volumi agricoli.Cosa impedisce di introdurre una norma che obblighi il recupero delle aree industriali prima di concederne delle nuove?
2.il lodigiano si sta "riempiendo" di strutture per la logistica disseminate nella campagna;è possibile all'interno della pianificazione territoriale individuare delle aree preposte,evitando i successivi problemi di collegamenti viabilistici e di traffico,con una logica più ampia del respiro comunale? e ritenete conclusa la vicenda del canale navigabile che ogni mese viene riproposto da qualche ministro o da altri soggetti?
Grazie per la vostra attenzione.
Cordialmente Roberto Maddè
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Luca
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31/03/2003 |
Informazione
Bella iniziativa.
Ma dove si trova la Sala Conferenze del Centro delle Comunicazioni Sociali di Lodi ?
E' un dibattito pubblico?
E a che ora inizia ?
Grazie
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Il Centro delle Comunicazioni Sociali si trova in via Paolo Gorini al numero 34.
Il dibattito inizia alle ore 21, ma non è possibile partecipare in diretta. Questo forum è stato creato per permettere ai cittadini di esprimere pareri e fare domande.
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antonio
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31/03/2003 |
dove costruire le industrie
Da un campo ci si potrà sempre sfamare.
Il Lodigiano ha una vocazione agricola, la perdita di terreno agricolo ha seganato la peprdita di ambienti naturali, inoltrer stiamo perdendo le nostre radici, la produzione agricola italiana è la valpadana se perdiamo tale ricchezza sarà la nostra fine.
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Piero
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31/03/2003 |
Un giorno qualsiasi ...
Partiamo un giorno qualsiasi da Somaglia, in bicicletta: cantiere TAV che sta letteralmente sventrando parte del paese. Prendiamo verso S. Martino Pizzolano, piccola frazione: attenzione, lavori in corso per ampliamento incrocio con la S.S. 234. Sulla strada statale 234 da Ospedaletto Lodigiano a Casalpusterlengo (5/6 km) ormai ci sono solo capannoni. Tanti vecchi ma tantissimi nuovi. Veramente una quantità incredibile. Andiamo a Casalpusterlengo (via Emilia trafficatissima). Proviamo allora a prendere verso Bertonico e Turano, incontriamo la Sovegas e la Sasol, la prima deposito di gas e la seconda industria chimica che con la Unilever di casale rappresentano aziende a rischio di incidente rilevante (lo sanno i cittadini di Casale, Bertonico, Turano, Terranova, Castiglione ?). L'area dismessa di Bertonico poi è lì, abbandonata con una ciminiera alta 30 metri inutile e che deturpa il paesaggio. L'area di Bertonico polo logistico? Ma che senso ha? Basta con i poli logistici. Qualche idea più nuova? Centri di ricerca? Aree di svago? Spazi anche culturali? Aree che promuovano progetti eco-compatibili? Sindaci, guardatevi intorno e fermatevi anche se purtroppo non siete più in tempo.
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Abbiamo parlato di...
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