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MEDAGLIE D'ORO
A Lodi, in Piazza Medaglie d'oro, ai piedi dell'imponente monumento alla libertà e alla resistenza, opera del compianto Gianni Vigorelli, un cippo ricorda i lodigiani insigniti della Medaglia d'oro al Valor Militare. Ecco di seguito dei brevi cenni su ognuno.

Antonio Milani (1895 - 1982), capo silurista, decorato per l'eroismo mostrato a Pola nel 1918. Nato a Lodi, fu volontario nella Regia Marina nel 1912, frequentò il corso di specializzazione per meccanico di siluri a torpediniere. La dichiarazione di guerra dell'Italia nel maggio 1915 lo trovò imbarcato sull'incrociatore corazzato Carlo Alberto. Passato ad operare sui MAS, partecipò a numerose missioni tra cui quella del forzamento del Canale di Fasana con il comandante Goiran, per la quale fu decorato di Medaglia d'argento al Valor Militare e promosso 2° capo silurista per merito di guerra. Passato nei mezzi speciali d'assalto, operò al comando del capitano di corvetta Pellegrini al forzamento della Base navale austriaca di Pola e nell'azione si dimostrò validissimo collaboratore del suo comandante. Tratto prigioniero, al suo rientro in Patria fu decorato dal Governo francese della "Croix de Guerre". Prosegui nella carriera militare fino al grado di capo di 1^ classe. Ecco la motivazione che accompagna la decorazione con medaglia d'oro: "Con sublime spirito di sacrificio e sommo disprezzo di ogni pericolo si offriva volontario per formare l'equipaggio di un motoscafo destinato a forzare il porto di Pola. Con ammirevole freddezza coadiuvava il suo comandante nel forzamento della base nemica, fulgido esempio di virtù militari e di devozione al dovere".

Saverio Griffini (1802 - 1884), generale, nato a Casalpusterlengo, decorato per l'eroico contegno a Ponte di Goito nel 1848.
Il 12 aprile 1848 Carlo Alberto, conferì sul campo la medaglia d’oro al valore a Saverio Griffini che, durante la battaglia di Goito dell’8 aprile, aveva fatto prigionieri cinquantatre "Cacciatori Tirolesi". Un gesto eroico che assegnò immediatamente il combattente Saverio Griffini alla gloria. Fu il culmine della costante audacia della "Legione Volontari Lombardi Griffini "nata in origine a Casalpusterlengo e ufficializzatasi a Calvenzano come appoggio agli insorti delle Cinque Giornate di Milano. La forza di questi uomini doveva molto all’intraprendenza ed al coraggio del loro capo, quel Saverio Griffini che, nato a San Martino Pizzolano il 28 settembre del 1802, aveva iniziato a combattere per la libertà della propria Patria già nei moti del 1821. Fuggito prima in Spagna e poi in Francia, Griffini si costituì a Milano nel 1824 e venne condannato a tre mesi di carcere. Dedicatosi all’agricoltura si sposò e mise al mondo sei figli che non bastarono a trattenerlo tra le mura domestiche quando nel 1848 la battaglia per la libertà lo richiamò. I risultati di questa sua partecipazione alla lotta contro gli austriaci lo porteranno addirittura ad essere nominato colonnello e successivamente ad assumere il comando della piazzaforte di Brescia. Purtroppo le vittorie dell’esercito austriaco ed in particolare quella definitiva di Novara, coinvolsero anche il nostro colonnello che prima dovette accettare l’obbligo di evacuare Brescia imposto dal Radetzky e poi patteggiò con gli Svizzeri per raggiungere il Piemonte attraverso il loro territorio. Collocato in aspettativa nel 1849, non rientrò più nell’esercito e dopo la proclamazione del Regno d’Italia fu nominato segretario della Commissione per la medaglia commemorativa delle guerre d’indipendenza. Saverio Griffini morì il 17 dicembre 1884, lasciando un libro di sue memorie intitolato "Utopia di un vecchio soldato".

Paolo Griffini (1811 - 1878), sarebbe nato a San Martino Pizzolano, maggiore generale, eletto per ben tre volte deputato di Lodi, ha guadagnato la Medaglia d'oro a Macerone nel 1860. Ha ricevuto pure la medaglia d'argento per Solferino.

Angelo Arbasi (1895 - 1963), caporale, nato a San Fiorano, decorato per la battaglia al Monte Rothech, nel 1915.

Camillo Barany-Hindard (1889 - 1936), nato a Paullo, ma di origini ungheresi, è caduto a Taga Taga.

Il sottotenente Gaetano Dall'Oro (1913 - 1937), detto Nino, nato a Lodi, cadde nei pressi del lago Tana (Lambalagi - Mecatea/Berghemeder - Abù). La sue truppa venne circondata dal nemico, il colonnello venne ferito in un'esplorazione e non potendo muoversi raccomandò al Dall'Oro di portare in salvo i suoi uomini. Nino obbedì ma poi, sistemati al sicuro i suoi soldati, tornò indietro e morì difendendo il suo colonnello.

Nativo di Secugnago, il capitano Ercole Sante Rossi (1899- 1942) , fucilato dagli inglesi nel campo di prigionia di Yot (o Yol), in India.
Questa la motivazione della medaglia d'oro: "Durante la prigionia trasfondeva nei compagni cui la sorte lo aveva accomunato, la sua fierezza di combattente sostanziata da ardente amore per la Patria esausta in conseguenza di diversi avvenimenti bellici. All'ordine perentorio dell'autorità detentrice di scioglimento di una riunione di ufficiali, che nella ricorrenza di una festa nazionale si erano fraternamente raccolti per ricordare la Patria lontana con nostalgiche canzoni di guerra e inni patriottici, si opponeva con dignitosa fierezza e anziché piegarsi all'imposizione preferiva affrontare da forte la prevista immancabile reazione a fuoco che ne stroncava la fiorente giovinezza". (Yol - India - 21 aprile 1942).

Il caporale Armando Tortini, di Lodi Vecchio, caduto nell'Ansa Werc Mamon nel 1942 (oppure a Q. 218 Warch Mamon).
Questa la motivazione della concessione: "Artigliere capo-arma di una mitragliatrice a difesa di un osservatorio in caposaldo avanzato, chiamato ad integrare con la sua arma la linea dei fanti duramente impegnata da soverchianti forze d'assalto, con calma e precisione di tiro concorreva a rallentare l'aggressività nemica. Nel culmine del combattimento, tra l'ammirazione, l'entusiasmo e la sorpresa dei fanti, usciva dalla trincea e votandosi spavaldamente alla morte sicura, piazzava l'arma allo scoperto onde rendere più micidiale il fuoco sull'incalzante ondata avversaria. Inceppatosi l'arma e ferito alle mani, dominando il morso del freddo e il dolore della carne lesa, con l'imperturbabile tenacia del suo spirito formidabile, riusciva a ripristinare il funzionamento tornando sanguinante ad aprire il fuoco fino a che, colpito al capo da una scheggia di mortaio, moriva chiamando i camerati a dargli il cambio sull'arma amata più della vita. Grande esempio di fede, di audacia, di sacrificio. Orgoglio sublime e indimenticabile dell'artiglieria italiana". (Ansa di Werch Mamon - fronte russo - quota 218, 11 dicembre 1942).

Anche se non ricompreso nella stele, ricordiamo, infine, Antonio Forni, Tenente di Vascello, nato a Fombio (1908 - 1941) e caduto a Cielo del Mediterraneo. Diplomato Capitano Marittimo presso l'Istituto Nautico di La Spezia, nel 1927 venne ammesso alla frequenza del Corso Ufficiali di complemento all'Accademia Navale di Livorno e nel novembre 1928 conseguì la nomina a Guardiamarina. Ebbe subito varie destinazioni d'imbarco e, promosso Sottotenente di Vascello nel 1929, nel marzo dal 1930 al maggio 1932 prestò servizio al Distaccamento Marina a Pechino. Rimpatriato frequentò a Taranto il Corso di Osservatore Aereo ed ottenutone il brevetto nel 1934, fu assegnato successivamente presso la 188a, 143a a 183a Squadriglia Idrovolanti, quest'ultima con base a Cagliari Elmas. Promosso Tenente di vascello nel 1937, fu destinato presso la base aerea di Gura (Massaua) distinguendosi, dopo l'inizio del secondo conflitto mondiale, in ardite operazioni esplorative in Mar Rosso. Rimpatriato nel febbraio 1941, frequentò a Gorizia un corso su aereosiluranti, al termine del quale venne assegnato alla 283a squadriglia aereosiluranti, partecipando alla battaglia aereonavale del 23 luglio 1941 nel Mediterraneo orientale compiendo, nello stesso giorno due consecutivi attacchi contro unità navali nemiche ed impegnando temerariamente il fuoco di un incrociatore per dare modo ad altro aereosilurante di attaccarlo.Centrato dal fuoco della nave nemica precipitava in mare, trovandovi gloriosa morte. Ecco la motivazione alla medaglia d'oro: "Partecipava, due volte nella stessa giornata, all'attacco contro una potente formazione navale nemica scortata da portaerei. Entrambe le volte attaccato da preponderanti forze da caccia, contribuiva all'abbattimento sicuro di tre apparecchi nemici e a quello probabile di un quarto. Nel secondo combattimento, con l'apparecchio ripetutamente colpito e con i feriti a bordo, protraeva la strenua difesa del velivolo sino a quando gli attaccanti, duramente provati erano costretti a ripiegare. In una successiva azione di siluramento contro un incrociatore nemico, nella quale il suo velivolo aveva compito di impegnare al massimo il fuoco dell'incrociatore per consentire, ad altro aerosilurante, di effettuare il lancio con esito sicuro, incurante del rischio mortale permaneva sotto il tiro concentrato permettendo così il pieno raggiungimento dello scopo. Centrato dal fuoco della nave, precipitava in mare: superbo esempio di tenace ardimento e di dedizione fino al sacrificio". (Cielo del Mediterraneo, 23 luglio 1941)


ME FA VEGN IN MENT... (di Bruno Pezzini)

El sangue l'é minga aqua:
non si può reprimere un forte temperamento.

Una roba l'é sicüra: l'é no curag se gh'é no pagüra.

Bandiera ruta, unur de capitani.

Giùle mani dal nìchel!:
molla l'osso!, non toccare!, è roba mia!



Chi fosse interessato ad approfondimenti può contattare Bruno Pezzini all'indirizzo: pezzini@lodionline.it



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