venerdì 30 luglio 2010 ore 15:29,  S. Pietro Crisologo
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NAPOLEONE BONAPARTE
In Francia, alla fine del XVIII secolo, la rivoluzione francese ha spazzato la monarchia. Il Direttorio incarica il generale Napoleone Bonaparte, nel 1796, di dirigere l'invasione dell'esercito francese in Italia. A Marzo le truppe transalpine entrano in Italia e in tre settimane sbaragliano i Piemontesi. Il regno di Sardegna firma l'armistizio.
Quindi il Bonaparte si dirige a combattere gli Austriaci. Il 7 maggio è a Piacenza e di là risale in Lombardia.
Gli Austriaci arretrano a Guardamiglio e a Fombio. Sgomberata Codogno si dirigono a Lodi dove giungono il 9 maggio alla guida del comandante Beaulieu. L'esercito francese, però è più veloce del previsto e gli austriaci decidono di lasciare il centro abitato e di accamparsi di là dall'Adda verso Crema. La mattina del 10 maggio gli imperiali sono ormai tutti usciti dalla città e aspettano l'ondata francese oltre il ponte in zona Rivellino. Non appena Lodi si è liberata degli austriaci, ecco sopraggiungere in città i francesi di Napoleone. Da una riva all'altra partono i primi colpi mentre napoleone sale sul campanile della chiesa di San Francesco. Il Bonaparte gode così di un ottimo panorama. Riesce a vedere bene il ponte e decide il da farsi. L'attacco sarà diviso in tre parti: un gruppo attaccherà al centro, sul ponte. Un'ala, a monte, attraverserà il fiume e sorprenderà gli austriaci a sinistra. Infine, un'altra ala passerà il fiume a valle e colpirà a destra. Nel frattempo da Melzo il generale Kilmaine punta su Cassano per tagliare la ritirata degli austriaci. Verso l'imbrunire i francesi partono all'attacco sul ponte ma si fermano sotto i colpi dell'artiglieria nemica. Bisogna tenere conto che quando parliamo del ponte, non si deve pensare all'attuale, in muratura, ma a un collegamento più precario, forse soltanto in legno che univa le due rive. Perciò i francesi alla rinfusa raggiungono a valle l'isolotto che permette loro di stare un poco al coperto. Sempre in sordina attraversano l'altro tratto di Adda che li separa dalla riva e attaccano direttamente il Revellino. Giungono i rinforzi agli imperiali e i francesi sembrano soccombere: ma a monte del ponte, l'ala sinistra dei transalpini ha guadato il ponte e colpisce gli austriaci sulla loro destra. Da valle giunge l'ala destra dello schieramento francese e gli austriaci sono costretti a ritirarsi a Fontana.
Il primo bilancio sembra contraddittorio: la tattica di Napoleone, così diretta, così spavalda con quell'attacco frontale sul ponte, completamente allo scoperto, ha lasciato sul campo molti morti e feriti. Da parte sua, però, l'esercito imperiale, colto di sorpresa e costretto alla ritirata ha perso tanti uomini fatti prigionieri e parecchi cannoni abbandonati.
Lodi è segnata: monumenti e palazzi sono colpiti dalle cannonate, le chiese vengono requisite per far spazio a ospedali improvvisati, i soldati francesi si danno a saccheggi, furti e prepotenze; il tesoro di San Bassiano viene requisito.
L'indomani da Milano, giunge Francesco Melzi d'Eril che offre a Napoleone le chiavi della città a Palazzo Sommariva (oggi Corso Roma 100).
Il 12 maggio il Bonaparte dirige la conquista del cremonese e l'indomani rientra a Lodi a Palazzo Merlini - Modegnani (attuale Via XX Settembre 29).
Napoleone il 14 maggio entra da trionfatore nel capoluogo lombardo.
Nelle campagne esplode la ribellione. Il governo austriaco assicura ai borghi rurali un'amministrazione senz'altro migliore della spagnola precedente. Inoltre i saccheggi e l'anticlericalismo francese sono motivi più che sufficienti per diffidare del nuovo invasore.
Il 23 maggio il Bonaparte torna in città: vuol reprimere la rivolta, non vuol partire lasciandosi alle spalle dei ribelli.
Pavia viene saccheggiata quasi a indicare la fine di chi non accetta il dominio francese.
I campanili vengono bloccati, si vieta a chiunque di usare bastoni. I sacerdoti vengono accusati di sostenere i ribelli.
L'anno seguente gli austriaci firmano la pace di Campoformio. Napoleone ottiene la Lombardia e nasce la Repubblica Cisalpina.
A Lodi, nel frattempo, dopo i disagi iniziali, saltano fuori coccarde bianche rosse e blu. Fra la borghesia cittadina ci sono simpatizzanti della rivoluzione francese: negli anni precedenti si era già costituito un club segreto che ora esce allo scoperto. Si comincia ad usare il calendario repubblicano francese.
Ci sono anche dei sacerdoti favorevoli alle nuove idee. Frati e monaci si arruolano o si sposano.
Nel Seminario si pianta l'albero della libertà. Vengono distrutti gli stemmi gentilizi e, soprattutto, vengono soppressi gli enti religiosi: Santa Agnese, San Cristoforo, San Domenico, Sant'Antonio e, per qualche mese l'Incoronata. Vengono sciolti i capitoli del Duomo e di San Lorenzo. Il nuovo parroco di codogno viene eletto da un'assemblea popolare invece di essere scelto dal vescovo. Questi si oppone e viene così esiliato. Tuttavia presso il convento di San Filippo c'è l'ex arcivescovo di Gorizia a riposo. I preti di Lodi si appoggiano a lui per consiglio e sostegno morale.
Il 28 aprile del 1799 ritornano gli austriaci: il Seminario riapre, il Vescovo Della Beretta rientra.
Nel novembre 1799, il Bonaparte scioglie il direttorio, si proclama Primo console della Repubblica Francese e ritorna a conquistare l'Italia (giugno 1800). Si comincia daccapo: Della Beretta è di nuovo esiliato.


ME FA VEGN IN MENT... (di Bruno Pezzini)

L'é mèi tegn el re veg: quel che vegn dopu el sarà sèmper peg.

Gh'é pasada a Napuleon, ghe pasarà anca a lü che l'é un cuion:
quando uno ha l'atteggiamento da offeso.

Andà giù dal birlu:
cadere in antipatia, uscire di grazia.

Un bel bech:
impudenza, mancanza di sensibilità, sfrontatezza, dabbenaggine, incoscienza; in frasi tipo "ghe vör un bel bech a rispunde insì; el g'ha un bel bech a tratà insì i sò vegi".



Chi fosse interessato ad approfondimenti può contattare Bruno Pezzini all'indirizzo: pezzini@lodionline.it



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