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APPUNTAMENTI
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maggio, 2012
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| ADA NEGRI |
Fu la giovinezza, trascorsa in una dignitosa ma reale povertà, a segnare per sempre il carattere e l’opera di Ada Negri, nata a Lodi nel 1870. La mamma, vedova, lavorava in una fabbrica fuori Porta Cremonese; dieci ore al giorno per un salario bassissimo che doveva bastare ai figli Ada e Annibale ed alla anziana madre. Vivevano tutti nella portineria di casa Cingia, in quello che è oggi Corso Roma. Ada crebbe in questo contesto e grazie ai sacrifici della mamma, potè studiare alla Scuola Normale e diplomarsi maestra. La sua sensibilità la portò presto a scrivere quello che sentiva nel cuore e nel 1892 uscì, presso l’editore Treves, la sua prima raccolta di poesie, "Fatalità".
Nacque così la poetessa Ada Negri, la "Dinin" di Lodi, come veniva chiamata; le sue liriche davano voce ai più deboli, erano canti di protesta sociale, ma sapevano anche parlare d’amore. La sua ascesa nel campo delle lettere fu immediata, tanto che il Ministro dell’Istruzione la abilitò all’insegnamento superiore per meriti eccezionali. Dinin mentre cresceva nella fama pubblica ebbe una vita privata profondamente inquieta. Prima l’amore travagliato per un giovane ingegnere socialista, poi l’improvviso matrimonio, nel 1896, con un industriale biellese. Unione quest’ultima, presto rivelatasi infelice e sbagliata e che sfocerà nella separazione (1913); unica gioia la figlia Bianca, eterna consolazione per la mamma Ada. Intanto, tra amori impossibili e ricerca assidua dell’affetto vero, Ada Negri continuò a scrivere ed a pubblicare. Enorme fu la sua produzione, raccolta dalla Mondadori in dieci volumi di liriche e nove di prose. Numerosi furono i riconoscimenti tra cui il "Premio Mussolini" nel 1931 (una sorta di consolazione per la mancata assegnazione del Premio Nobel andato nel 1926 a Grazia Deledda) e la nomina, nel 1940, a membro dell’Accademia d’Italia. Ada Negri morì il 12 gennaio 1945. Per volere della comunità lodigiana riposa in S. Francesco, la "sua" chiesa.
ME FA VEGN IN MENT... (di Bruno Pezzini)
L'om da per lü l'é un singul, la dona da per lé l'é un guìndul:
l'uomo solo vive da zingaro; ladonna sola se lacava benissimo (ghìndul è l'arcolaio, che gira velocemente azionato dalla filatrice).
Fà scapà tüte le puešie:
deludere, far scappare l'amore, l'entusiasmo.
Andà cun el caval de san Francesch:
andare a piedi.
Chi fosse interessato ad approfondimenti può contattare Bruno Pezzini all'indirizzo: pezzini@lodionline.it
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