mercoledì 19 novembre 2008 ore 23:31,  S. Abdia, profeta
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CALLISTO PIAZZA
Agli inizi del Cinquecento, in pieno Umanesimo, Lodi si presentava quale culla e fucina di importanti botteghe artigiane d’arte: fra le tante, si sviluppò e si distinse quella pittorica dei Piazza, guidata dai fratelli Martino ed Albertino. Martino fu il maggiore; imparò l’arte dal Foppa e dai maestri veneti che lavoravano nella Lombardia orientale sotto il controllo della Serenissima. Albertino lavorò soprattutto con i lombardi, sotto l’influsso di Leonardo e venne a contatto con il frate pittore Ambrogio da Fossano detto il Bergognone che a Lodi dipinse nel Tempio dell’Incoronata le straordinarie quattro tavole con le storie della Vergine. I due fratelli lavorarono insieme seppur con le dovute diversità: Martino fu più forte ed incisivo nel segno e nel colore, mentre Albertino fu più dolce e soave. Entrambi preferirono le figure ai paesaggi e lasciarono a Lodi opere di notevole rilievo quale, ad esempio, il polittico Berinzaghi (1514) nel Tempio dell’Incoronata che, probabilmente, era frutto del talento di Albertino. Quest’ultimo fu anche il maggior autore di un altro meraviglioso polittico situato nella chiesa di S.Agnese di Lodi. L’amore per la bellezza, tema ricorrente nelle opere dei fratelli Piazza, rifulge nel gonfalone dell’Incoronata dipinto ad olio su seta e nel trittico del Duomo e nelle tavole che si trovano in Vescovado e raffigurano i santi Bassiano e Sebastiano. Martino ed Albertino lavorarono insieme a S.Tommaso dove dipinsero il “transito di Maria” in un polittico cui collaborarono anche i giovani figli di Martino. La bottega dei Piazza acquistò sempre più velocemente fama e prestigio e l’arte pittorica si tramandò così di padre in figlio. Martino morì intorno al 1522 ed Albertino poco dopo, nel 1529. Giunse così il momento di Callisto, figlio di Martino, che imparò il mestiere dal Romanino, celebre pittore di Brescia, e dai maestri veneti. Callisto (1497-1562) dipinse pale d’altare, quadri, polittici ed affreschi, in gran parte ad argomento sacro, in tutta la Lombardia e in molte terre dell’impero di Carlo V. Le opere di Callisto cercarono di riprendere la maestà gloriosa di Tiziano, ma non arrivarono mai al superbo capolavoro, anche se tutte risplendevano di grazia ed eleganza. Fra le tante spiccano le “Nozze di Cana” nell’Aula Magna dell’Università Cattolica e la “Vergine fra i Santi Battista e Gerolamo” nella chiesa di S. Francesco a Brescia. Callisto lavorò moltissimo ed fu uno dei pittori più richiesti e onorati del tempo: le sue tele si trovano in varie città italiane quali Milano, Venezia, Firenze, Verona, Alessandria, Brescia e in importanti musei stranieri. A Lodi Callisto si dedicò all’Incoronata, dipingendo le cappelle di S.Giovanni, della Pietà e quella di S.Anna, trasformando così la chiesa attraverso l’oro e il blu in una specie di salotto rinascimentale dove trionfano fanciulli, amorini, sirenette, spade, conchiglie a ricoprire lesene ed archivolti. Callisto, oltre che pittore fu anche architetto: la sua maggiore espressione avrebbe dovuto essere il campanile del Duomo che rimase però incompiuto a causa del veto posto dal governatore spagnolo del tempo. Callisto morì nel 1562 mentre stava lavorando ancora all’Incoronata. La bottega dei Piazza si estinse a fine Cinquecento con Fulvio e Muzio, figli di Callisto e con Scipione e Cesare, suoi fratelli.


ME FA VEGN IN MENT... (di Bruno Pezzini)

Da la soca vegn la tapa:
buona razza, non mente.

Culur de can che scapa:
colore indefinito, insignificante.
Culur gialdumìnegh:
color giallognolo.
Culur trasü de ciuch:
colore violaceo (detto in senso dispregiativo).
Culur verdešin speransa dora:
color verdino delicato.
Culur s'ciàsegh:
colore sgargiante, chiassoso.



Chi fosse interessato ad approfondimenti può contattare Bruno Pezzini all'indirizzo: pezzini@lodionline.it



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