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APPUNTAMENTI
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luglio, 2010
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| SANTA LUCIA |
Santa Lucia (†304 o 305), di Siracusa. Uccisa durante la persecuzione di Diocleziano, è la Santa che nella notte fra il 12 e il 13 dicembre porta i doni ai bambini lodigiani. Il suo nome significa "luminosa, splendente". La Santa è raffigurata con la palma del martirio, il giglio della purezza e mentre regge sul palmo della mano, in un piccolo vassoio, i suoi occhi a ricordo di un presunto accecamento subito durante la tortura subìta prima di venire uccisa. Perciò è la patrona dei ciechi.
Ecco per intero la sua storia.
Diocleziano, imperatore dal 284 al 305, tenta l'impresa gigantesca di riordinare l'Impero romano con ampie riforme e istituendo il "comando a quattro" o tetrarchia: due imperatori detti Augusti e due "vice" detti Cesari, cui obbedire e anche da venerare, come le divinità della tradizione pagana. E' un problema di ordine. E' ragion di Stato: e impone di colpire i non allineati, quelli che non obbediscono, manichei prima e cristiani dopo, vittime di una persecuzione durissima, l'ultima. Ne muore, decapitata, anche questa giovane siracusana, Lucia, che già nel Martirologio geronimiano (risalente alla fine del Quinto secolo) è commemorata il 13 dicembre, data della sua morte nel 304, secondo la tradizione accolta dalla Chiesa. Chi è Lucia? C'è poco di sicuro, tra abbondanti narrazioni leggendarie, nei due racconti del martirio: uno in latino e l'altro in greco, che ha maggior credito tra gli studiosi anche perché più antico. Vi leggiamo che Lucia, di famiglia aristocratica, subisce il martirio per ordine del governatore Pascasio. Nel luogo della sua morte, i cristiani di Siracusa "dedicarono a lei un tempio, nel quale i fedeli accorrono alle reliquie". Il culto, dunque, comincia subito. E prosegue nel tempo: infatti, Papa Gregorio Magno (590-604) inserisce già il suo nome nel Canone della Messa, indicandola alla venerazione di tutta la Chiesa. Ma il documento più emozionante su Lucia è emerso dalle catacombe di San Giovanni a Siracusa (la città più ricca di catacombe dopo Roma): consiste in un'iscrizione funebre in greco, dedicata a una giovane sposa di nome Euskia che, "vissuta buona e pura, morì nella festa della mia santa Lucia, per la quale non vi è elogio condegno". Secondo Biagio Pace, il grande storico della Sicilia (1889-1955), il testo è della fine del IV secolo, quello che ai suoi inizi vide la grande persecuzione; e "non solo convalida la personalità storica della vergine siracusana, ma anche la bontà della tradizione cronologica relativa al suo martirio". Nel 1039 il generale bizantino Giorgio Maniace toglie momentaneamente agli Arabi la Sicilia orientale, con Siracusa, e fa portare a Costantinopoli il corpo di Lucia. Quando poi la capitale imperiale viene occupata dai crociati (1204) il doge Enrico Dandolo ordina di portarlo a Venezia (con altra "preda bellica", tra cui i famosi quattro cavalli di bronzo). E qui il corpo si trova tuttora, mentre Siracusa conserva di lei piccole reliquie. Ma l'affetto per Lucia in terra siciliana resta tenacissimo dopo sedici secoli, e si manifesta pubblicamente con due feste annuali in suo onore: quella canonica del 13 dicembre, e quella siracusana e siciliana di maggio, che adempie un voto formulato nel 1646, durante una grave carestia che aveva colpito la città natale della Santa.
ME FA VEGN IN MENT... (di Bruno Pezzini)
La not de Santa Lüsìa, la püsé lunga che ghe sia:
prima della riforma del calendario (1582), il solstizio invernale cadeva proprio il 13 dicembre; si dice anche per l'attesa interminabile dei in vista dei regali.
Se te fé el catìv, Santa Lüsìa te porta un custon de vèrša:
minaccia a fini pedagogici ai bambini, nel periodo che precede la notte dei regali.
Che Santa Lüsìa te cunserva la vista!:
come dire "che il cielo ti conservi l'appetito, la salute" verso chi, a tavola, mangia moltissimo.
Chi fosse interessato ad approfondimenti può contattare Bruno Pezzini all'indirizzo: pezzini@lodionline.it
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